UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La lotta alla mafia comincia dalla giustizia sociale

Il 21 marzo ricorre la XXII “Giornata della memoria e dell’impegno” e il giornale diocesano di Locri-Gerace intervista don Luigi Ciotti che parla di contrasto alle mafie e speranza per il futuro.
20 marzo 2017

"La lotta alle mafie e alla corruzione, che delle mafie è l’incubatrice, comincia dall’affermazione dei diritti, cioè da una maggior giustizia sociale e tutela della dignità delle persone", così don Luigi Ciotti, fondatore di "Libera" in un'intervista pubblicata sul periodico diocesano di Locri-Gerace "Pandocheion-Casa che Accoglie".
Il 21 marzo ricorre la XXII “Giornata della memoria e dell’impegno” che pur avendo in Locri la sede principale, si celebrerà in oltre 4000 località in tutta Italia. La scelta di Locri, e della Calabria in senso lato,, spiega don Ciotti, nasce "perché Libera ha un rapporto di antica data con questa Regione (voglio ricordare che 1998 la 'Giornata' si svolse a Reggio Calabria e nel 2007 a Polistena) di cui vuole valorizzare gli aspetti postivi, le tante realtà, confessionali o laiche, impegnate per il bene comune". E ancora, riguardo alla Chiesa, "sottolineare l’adesione di tutta la Conferenza Episcopale Calabra, il sostegno costante e concreto di monsignor Oliva e della Diocesi di Locri-Gerace, lo slancio e l’impegno di tante esperienze di Comunità che cercano di saldare il Cielo e la Terra, la dimensione spirituale e l’impegno sociale e civile. Nel segno di un Vangelo coerentemente e radicalmente vissuto, pronto a denunciare il sopruso, la violenza, l’ingiustizia e mettersi in gioco per contrastarne le cause".
La Giornata ha come obiettivo "diffondere la consapevolezza e stimolare la corresponsabilità, perché le mafie non sono un problema circoscritto, esclusivo di una o più Regioni, ma mali annidati – e alimentati – dalla corruzione morale e materiale di un intero Paese". Giovanni Lucà, direttore dell'UCS della diocesi, chiede in che misura questa “Giornata” possa contribuire a sconfiggere la cultura mafiosa. La risposta di don Ciotti è ferma: "Non limitandosi a durare una 'giornata'", ovvero non un evento "fine a se stesso, ma la tappa di un percorso quotidiano", perché "la cultura mafiosa si sconfigge con la continuità, la condivisione e la corresponsabilità dell’impegno". Una richiesta "che ci viene, per tramite dei famigliari, delle vittime delle mafie. Quelle persone non sono morte per essere ricordate una volta all’anno, o per vedere scritto il loro nome su una targa o su una lapide, ma per un ideale di pace e di giustizia che sta a noi realizzare".
Nel contrasto alle mafie da parte delle Istituzioni "ci sono stati progressi", ma "c'è ancora molto da fare" con ritardi "che vanno al più presto colmati". E conclude: "Ma il contrasto alle mafie comporta anche un impegno a un altro livello, rivolto alle cause sociali, culturali e economiche del fenomeno mafioso. Questo significa riduzione della povertà e delle disuguaglianze sociali, investimento nella scuola e nel lavoro".
Il messaggio che parte dalla giornata è "quello di una speranza fondata sull’impegno e la responsabilità di ciascuno di noi". In particolare, quella di quest'anno si rivolge "ai giovani, che non dobbiamo più illudere con vane parole e promesse a vuoto, e sottolineare i tanti segni di speranza che vengono da un’Italia silenziosamente ma concretamente impegnata per il bene comune, ribelle al sonno delle coscienze, alla diffusione del cinismo, dell’opportunismo e dell’indifferenza, come le chiede ogni giorno Papa Francesco". E "molti di questi segni vengono proprio dalla Calabria".