UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Parrocchia in scena per coinvolgere

Nella comunità "Gesù Crocifisso" di Andria va in scena la compagnia teatrale formata da operatori pastorali. Il teatro come strumento per aprirsi alle famiglie.
7 novembre 2017

«Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d' un sogno è racchiusa la nostra breve vita». La citazione di Shakespeare è il leit motiv del gruppo teatrale «I Sognatori» della parrocchia Gesù Crocifisso di Andria, nato nel 2008 a un camposcuola, quando il parroco don Cosimo Sgaramella chiese di improvvisare sketch a tema.
Gettò così le basi del primo esperimento teatrale nella sua comunità per veicolare messaggi cristiani e dare impulso al gruppo di famiglie, da allora cresciuto rapidamente. «Abbiamo scritto due commedie per la festa parrocchiale del Sacro Cuore - racconta Emanuele Liso, informatico 47enne, regista del gruppo -, l'attenzione alla famiglia, e dunque alla formazione permanente degli adulti, ci è stata suggerita dall' agenda pastorale del parroco don Cosimo. Abbiamo sempre cercato di intercettare nelle attività ricreative, sportive e culturali i bisogni reali delle famiglie attraverso i giovani. Cementare rapporti deteriorati dalla malattia, dalla perdita del lavoro, dalle insidie esterne, elargire sorrisi ad anziani soli: così abbiamo cercato di avvicinare nuove famiglie alla parrocchia. In questa sfida il parroco ci ha investiti di fiducia totale, lasciandoci liberi anche nella scelta dei copioni teatrali, tanto che ci siamo proposti a livello cittadino con lo spettacolo dialettale 'Quand si bell (Quanto sei bella) -Ciò che conta di più è l'amore', con attori tutti impegnati nella pastorale familiare e nella catechesi. Nell' intreccio di situazioni comiche - spiega sempre il regista - emerge il valore della famiglia, il recupero della tradizione, della cucina collante di rapporti, del buon vicinato, che non è pettegolezzo ma solidarietà vera. Il tutto nella semplicità di relazioni sempre autentiche, a dispetto del vuoto educativo, della confusione dei ruoli e della solitudine nella 'famiglia digitale' sempre più frammentata ». Il successo, imprevisto, ha portato nel giro di un anno al tutto esaurito, con nove repliche (l'ultima domenica scorsa) nell'auditorium Monsignor Di Donna. Il ricavato delle serate è stato devoluto all'Acat federiciana Nord barese, per la prevenzione dei disturbi correlati alle dipendenze da alcol, a 'Onda d' urto-Uniti contro il cancro' e al restauro del sagrato.

(Sabina Leonetti)

da Avvenire del 7 novembre 2017, pag. 26