UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Tra verità e notizie, in gioco siamo noi

In attesa del messaggio di Francesco, dall'Università Cattolica il primo studio internazionale sull’informazione nell’era dei falsi.
9 gennaio 2018

Pace, verità e libertà nell'era della radicalizzazione delle notizie false. Sono le parole chiave scelte da papa Francesco con il tema «'La verità vi farà liberi'. Notizie false e giornalismo di pace» per celebrare in maggio la 52esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (il suo messaggio, come tradizione, verrà pubblicato il 24 gennaio). Un tema che si radica nella complessità dell'epoca contemporanea, dove la tecnologia e le sue quasi infinite possibilità comunicative generano reali cambiamenti nella nostra società e anche in noi, utenti e comunicatori. Cambiamenti comportamentali, relazionali e decisionali che non sono strettamente legati al modo privato di esistere sui social ma alla produzione di contenuti e alla messa in discussione dell'affidabilità dei media e dell'accessibilità della stessa verità.
Se «Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo» era stato il seguitissimo tema per la riflessione della Giornata mondiale 2017, ora il Santo Padre punta su un argomento ancor più caldo, che recentemente ha spinto le università a inserire nuovi corsi di laurea e ha generato ulteriori campi di studio tra gli intellettuali. La domanda sulla verità nell'era contemporanea ha infatti stimolato la riflessione di studiosi italiani e stranieri: nel nuovo numero di Comunicazioni sociali, rivista specializzata edita dall'Università Cattolica, curato da Chiara Giaccardi e Nathan Jurgenson, il tema viene riletto sotto il titolo «The Remaking of truth in the Digital Age», il 'rifacimento' (la ricostruzione) della verità nell'era digitale. Nelle quasi 140 pagine il volume - un contributo scientifico di respiro internazionale, offerto in lingua inglese a studiosi, esperti, studenti e appassionati proprio in vista della Giornata 2018 - affronta numerose questioni che approfondiscono la post-verità, lo sviluppo delle notizie false e la ricerca della propria identità.

Post-verità La parola, che a fine 2016 fu scelta come vocabolo dell'anno dall'Oxford English Dictionary, focalizza il punto di partenza della ricerca dell'Università Cattolica: la post-verità segna la fine dei 'fatti oggettivi' e sottolinea il peso culturale dei social nel (de)formare la pubblica opinione, facendo ricorso a contenuti emozionali e credenze personali. Come sostiene Chiara Giaccardi, nell'introduzione scritta con il sociologo Jurgenson, la verità deve misurarsi con la complessità, che non è caos ma comprensione della grandezza della realtà. Per questo la risposta alla post-verità sembra essere la parresìa, l'arte di dire la verità con franchezza: la parresìa (parola molto cara a papa Francesco) mette l' utente di fronte alla responsabilità di ammettere che non è possibile una corrispondenza totale e perfetta tra la realtà, composta da mille sfaccettature, e quello che si scrive e si afferma.

Notizie false Nella maggior parte dei casi i politici sono l'oggetto principale delle fake news, riportate come esempio nel volume dagli studiosi (tra gli altri, Nicoletta Vittadini, Matteo Stocchetti, Peter Zuurbier e Darren Fleet). Come avvenne nel luglio 2016 quando sul Web si diffuse la falsa notizia che Lucia Boldrini (sorella del presidente della Camera, deceduta da tempo) gestiva cooperative assistenziali dedicate ai migranti. Nella pagina online che riportava la presunta notizia fu pubblicata la foto di un' attrice americana, Krysten Ritter, mentre un altro sito affermava che alla sorella della presidente sarebbe stata attribuita una pensione i suoi 35 anni. Un caso replicato da quello del tweet su un uomo del Texas che, dopo aver visto il parcheggio invaso da bus, scattò una foto e senza alcuna verifica attribuì gli autoveicoli ai manifestanti anti-Trump. La conseguenza fu imprevedibile perché, nonostante i soli 40 follower del texano, il suo tweet generò 16.350 mila condivisioni tra Twitter e Facebook, fino all'uso dello stesso tweet nell'account personale dell'appena eletto presidente degli Stati Uniti. Il mascheramento delle fake news ha evidenziato che seppure nella rete si alimenti un bene importante come la fiducia le conseguenze relative alla disinformazione sono molto negative a causa delle condivisioni non verificate e della visibilità dei contenuti forniti dagli algoritmi.

Identità La complessità della realtà rischia di essere ridotta nell' era digitale alla banalità. L'involuzione, più che l'evoluzione, della connessione può essere riconducibile, secondo il filosofo Silvano Petrosino, all'insopprimibile esigenza di essere continuamente rassicurati in tempo reale circa la propria esistenza e identità. Il cuore della post- verità è quindi legato alla particolare identità del soggetto, al suo bisogno non strettamente necessario di consumo tecnologico, al suo desiderio di esistere e di essere ascoltato.
(Emanuela Genovese)

da Avvenire del 9 gennaio 2018, pag. 18