UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

A Dall’Olio, Scavo e Spicuglia il Premio “Emilio Rossi” 2019

I tre giornalisti vincitori del premio promosso dal Dicastero Vaticano per la Comunicazione, dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI e dall’Unione cattolica della stampa italiana con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti.
4 febbraio 2019

La fatica della ricerca delle fonti, della verifica, dell’approfondimento e dell’ascolto. Il coraggio della denuncia aperta o della rinuncia alla platealità, del grido o della sobrietà, tenendo bene in mente l’importanza di raccontare la verità nel rispetto della dignità della persona. Questo il filo rosso che lega gli articoli, i reportage e i servizi di Nello Scavo (Avvenire), Matteo Spicuglia (Rai) e Caterina Dall’Olio (Tv2000), i tre giornalisti vincitori del Premio “Emilio Rossi” 2019 promosso dal Dicastero Vaticano per la Comunicazione, dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana e dall’Unione Cattolica della Stampa Italiana con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti.

La consegna è avvenuta nella sede de “La Civiltà Cattolica” a Roma dopo la messa presieduta da padre Federico Lombardi, già direttore della Sala Stampa della Santa Sede, nella memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Nell’omelia di uno dei più proverbiali passi del Vangelo come quello in cui Gesù afferma “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria” padre Lombardi ha esortato gli operatori dell’informazione ad essere “piccoli profeti”. Nella vicenda di Gesù è insita una profonda verità riguardante chiunque voglia vivere pienamente la dimensione profetica del proprio battesimo. Se si vuole agire come Gesù bisogna prepararsi ad andare incontro alle avversioni del mondo. Chi, come molti giornalisti, Emilio Rossi compreso, attraverso un giornalismo serio e attento, ha avuto e ha il coraggio di promuovere il bene, deve mettere in conto che si può avere in contraccambio anche il male.

Una variabile che hanno messo in conto anche i tre giornalisti a cui è stato conferito il riconoscimento che si sono distinti “praticando una informazione veritiera, orientata alla pacificazione, alla crescita culturale e alla coesione nella società italiana, e tale da favorire il dialogo e il rispetto reciproco tra le componenti sociali, politiche, religiose, ideologiche, tra i giovani e gli anziani, tra gli uomini e le donne, e tra le istituzioni” ha ribadito il giornalista Andrea Melodia, più di quarant’anni in Rai, past president dell’Ucsi Nazionale e amico di Emilio Rossi. Melodia, ricordando lo storico direttore del telegiornale, ha sintetizzato la sua visione di giornalismo in quattro pilastri: un giornalismo di servizio, aperto, pluralista e libero. Rossi infatti interpretava il giornalismo “come servizio pubblico” e “attenzione alla persona nel rispetto della verità” ha proseguito Melodia, che ha richiamato l’importanza e il ruolo dell’informazione nella costruzione della “coesione sociale”.

Lo spirito di quello che facciamo oggi, ha detto padre Francesco Occhetta, gesuita e consulente ecclesiastico nazionale dell’Ucsi, può essere riassunto da una frase di questi giorni di Lucio Brunelli, già vaticanista del Tg2 e direttore dell’informazione di Tv2000: “Da come racconti le cose, si capisce quello che sei”. L’obbedienza al vero e agli altri nasce dalla testimonianza di chi comunica, non da forme autocentrate di comunicazione. “Nel premiare i tre giornalisti - ha proseguito padre Occhetta - vorremmo fare emergere tre caratteristiche: la forza e la qualità della denuncia fatta sull’approfondimento, che ci insegnano giornalisti come Nello Scavo. C’è un passaggio a tutti noto nella dottrina sociale della Chiesa, nella Sollecitudo Rei Socialis, che dice che la Chiesa alza la voce quando la dignità delle persone viene lesa; le buone pratiche dei territori che silenziosamente ricuciono tensioni sociali e creano percorsi nuovi e di integrazione perché la forza di chiamarsi per nome vince le paure, ha spiegato padre Occhetta. Matteo Spicuglia è un maestro almeno per me su questo tema; il giornalismo come memoria della cronaca. Se per il giornalista con la notizia oggi, non possiamo far perdere la memoria di quello che è capitato ieri. Per questo il lavoro costante di Caterina Dall’Olio è importante per noi”.

Padre Occhetta ha inoltre parlato di “minoranza creatrice: se teniamo insieme persone, ispiriamo riflessione, diciamo la verità”. Avendo riletto il volume di Emilio Rossi “E’ tutto per stasera” - ha aggiunto il gesuita - “ho scoperto che aveva anticipato la priorità del giornalismo di oggi, l’urgenza della coesione sociale” che è la narrazione di fiducia e di cultura, di ricchezza economica e sociale, di inclusione e di sviluppo umano all’interno di un Paese. “Questa sfida secondo Durkheim, citato da Rossi, si basa su tre fondamenti antropologici: l’interdipendenza tra i membri di una società, la lealtà condivisa e la solidarietà tra i membri di una stessa comunità”. Per dirlo con una parola, ha esortato padre Occhetta: “Il nostro giornalismo vincerà se vincerà le solitudini, se è compagnia e fornisce elementi e dati per pensare e costruire la convivenza. Per questo come Ucsi stiamo battendo molto sul Servizio pubblico come bene da costituzionalizzare prima che il servizio diventi un privilegio e la dimensione del pubblico sia pilotata da pochi e potenti privati”.
Il premio è stato istituito a dieci anni esatti dalla morte di Rossi, che tra i numerosi incarichi ricoperti fu il primo direttore del Tg1 dopo la riforma e del Centro Televisivo Vaticano, oltre che Presidente nazionale dell’Ucsi e presidente del Comitato Media e minori.

“Ricordare qui, in questo evento, Emilio Rossi, significa collegare tempi diversi, generazioni diverse nel nome di quei valori umani e professionali che egli ha incarnato”, ha detto Mons. Lucio RuizSegretario del Dicastero Vaticano per la Comunicazione -. L’impegno vitale per la verità e il servizio pubblico, che implica un'informazione rilevante e di qualità, ci spinge oggi ad un rinnovato impegno in uno scenario globale ricco, sia di sfide che di rischi”.

Mons. Ruiz ha posto l’accento sul rapporto tra informazione ed era digitale sottolineando come “emerge con forza una cultura che ha innescato una crescente dinamica di condivisione, di partecipazione, e di coinvolgimento dell'informazione. È vero – ha aggiunto - che tale coinvolgimento è un compito permanente e ancora molto incompleto ma, come mai, nella storia dell'umanità, i cittadini hanno accesso all’informazione in maniera immediata e, soprattutto, con la capacità di immergersi negli eventi attraverso i sistemi digitali, possono essere essi stessi anche fonti dell’informazione, rendendosi pure artefici di essa e non solo fruitori”.
Una sfida che può essere “un’opportunità” ma che “diventa nel contempo rischio, per la produzione deliberata di notizie parziali o apertamente false, così come l'irrazionale condivisione delle notizie alla velocità frenetica dei social network, che solleva una domanda esistenziale per la conoscenza della verità”. Questo presenta per il mondo del giornalismo “la grande opportunità per offrire un'informazione di qualità e veritiera, facendosi carico al tempo stesso del linguaggio della cultura contemporanea”. Da qui l'urgenza di accrescere ancora una volta l'esercizio della professione giornalistica capace di comunicare la verità in modo oggettivo, trasparente, veritiero e creativo in mezzo a tale contesto comunicativo. Una vera e propria sfida per le nuove generazioni.

Per Vincenzo Grienti, che ha portato i saluti di don Ivan MaffeisPortavoce e Sottosegretario della CEI e dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, “il Premio Ucsi è anche un momento in cui, per citare Papa Francesco e il suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dalla community si passa alla comunità. In questo caso una comunità di giornalisti e di comunicatori che riconoscono ad altri colleghi la capacità e il talento di studiare, approfondire, andare oltre la superficialità di un fatto o di una notizia. “E’ la dote – ha aggiunto il giornalista che è anche tesoriere dell’Ucsi Lazio - di quei cronisti dell’invisibile che portano all’attenzione dell’opinione pubblica, con coraggio e sacrificio, quello che altri non rivelano o non vogliono rivelare. Professionisti che non confondono la cura dei dettagli con l’attenzione alle cose marginali”.

Per la Presidente dell’Ucsi nazionale Vania De Luca “stiamo investendo molto nella cultura del giornalismo: attraverso il sito Ucsi.it, la Rivista Desk, la Scuola di giornalismo di Assisi, il lavoro nelle regioni. Il Premio Ucsi dedicato a Emilio Rossi è un’occasione per riflettere e richiamare a quella minoranza creativa accennata da padre Occhetta, capace di costruire comunità e avere sensibilità e attenzione nei confronti delle nuove generazioni di giornalisti, a partire dall’impegno sul fronte della formazione”. Certamente non è facile, ma “siamo consapevoli – ha aggiunto - che quello giornalistico è un lavoro che cambia, sempre in continua evoluzione, spesso in crisi ed oggi ancora di più arricchito dall’innovazione tecnologica, dal mondo del web e dei social network, che tra rischi e opportunità impone tempi, linguaggi e modalità più rapidi. Da qui la necessità di maggiore formazione, maggiore capacità di lettura dei fatti e delle situazioni, maggiore cura nel raccontare storie e persone che innescano percorsi virtuosi di costruzione del bene comune”.

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Nello Scavo ha ricevuto il prestigioso premio da padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”. Nella targa la seguente motivazione: “per avere spinto la sua ricerca nel distinguere tra verità e menzogna, anche percorrendo le periferie del mondo reale, e aver dimostrato quanto spesso la menzogna è al servizio del potere e della sopraffazione”.

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E’ stato invece padre Federico Lombardi a consegnare a Caterina Dall’Olio la targa con la seguente motivazione “giovane professionista che, avendo acquisito pieno controllo sulla varietà dei linguaggi di informazione contemporanei, li ha orientati al racconto della verità e alla difesa dei deboli.

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Matteo Spicuglia ha ritirato il premio per mano del direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante per “la competenza professionale e il pieno controllo dei linguaggi, nel racconto di una realtà in cui la solidarietà sociale trova pieno riconoscimento”.

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