UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

A lezione di alfabeto digitale

Parte da Milano la prima tappa di un tour per imparare a usare bene a scuola le nuove tecnologie più familiari per gli studenti.
13 marzo 2018

Grandi possibilità creative, occasioni di incontro e di crescita, ma anche violenza, solitudine, abusi. È la doppia faccia delle nuove tecnologie, che si mostra alternativamente e spesso in modo inconsapevole. Poiché sono in gioco le relazioni, la libertà e la dignità della persona, educare al digitale rappresenta anche per la Chiesa una sfida, un'urgenza che chiede risposte adeguate e percorsi formativi originali. Ne è un esempio «On life», corso per gli insegnanti di religione promosso da San Paolo, La Spiga Edizioni, Ufficio nazionale per le comunica-zioni sociali e Il Filo di Arianna.
Per favorire la partecipazione e avere un focus sul territorio gli incontri si terranno domani a Milano, il 20 marzo a Vicenza, il 10 aprile a Bari e il 18 aprile a Roma. «Non si tratta dell' ennesimo corso di aggiornamento in cui esibire la 'chicca' che può renderci interessanti agli occhi degli studenti, ma di una proposta con un chiaro intento educativo per evidenziare le strategie offerte dalla tecnologia e denunciare le criticità, promuovendo una cittadinanza digitale positiva», spiega Diego Mecenero, responsabile per La Spiga di «Che vita!», progetto editoriale per l' insegnamento della religione cattolica alle scuole medie.
«Viviamo una rivoluzione - aggiunge - , anzi, un'evoluzione dell'umanità: i bambini e i ragazzi non hanno nel DG na la distinzione tra online e offline, per loro è tutto 'on life', secondo l'espressione di Luciano Floridi, il filosofo italiano che a Oxford si occupa di etica dell' informazione. E questo comporta una rimodulazione dell'uomo». Occorre «prendere consapevolezza di questo cambiamento» e restituire all'adulto la responsabilità formativa.
«L'educazione deve diventare nativa digitale», sottolinea Natale Benazzi, supervisore di «Che Vita!» per San Paolo, per il quale «serve un'inculturazione anche a livello scolastico in quanto l' insegnamento deve usare i linguaggi e le forme che i ragazzi percepiscono in modo più immediato».
«È importante attivare progetti educational per aiutare le nuove generazioni a diventare cittadini digitali preparati e consapevoli, non dimenticando mai l'importanza di stabilire relazioni vere, dirette, come richiama papa Francesco», osserva Sergio Perugini, dell'Ufficio Cei per le comunicazioni sociali che ha scelto di «accompagnare sul territorio «On life» perché «risponde all' impegno della Chiesa in Italia sul fronte dell'educazione, con una particolare attenzione ai media, nell'abitare lo spazio digitale». «Nello specifico - ricorda Perugini - l'Ufficio ha varato diversi progetti di formazione per la comunità a più livelli, da ultimo, il manuale per seminaristi e comunicatori Di terra e di cielo». L'educazione infatti ha bisogno del contributo di varie figure, tra le quali spiccano gli insegnanti di religione chiamati «a entrare in contatto con la vita degli studenti per accompagnarli in un cammino di crescita e non solo nella trasmissione di contenuti», rileva don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale per l'insegnamento della religione cattolica. In quest'ottica diventa opportuno e strategico che «i docenti imparino la lingua, ma soprattutto il linguaggio dei ragazzi, per essere connessi con la loro esistenza, più che con gli strumenti, e poter affrontare così le domande di senso che portano con sé». Info: www.chevita.net, sezione «convegno Cei».
(Stefania Careddu)

da Avvenire del 13 marzo 2018, pag. 29