UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Al Tertio Millennio
cinema e miracoli

Dal 6 all’11 dicembre di scena a Roma la 15ma edizione della kermesse Apre l’1 e il 2 dicembre un convegno alla Pontificia Università Lateranense curato da monsignor Paul Tighe. Monsignor Viganò (Fondazione Ente dello spettacolo): «Molti film indagano la presenza di Dio nella storia».
23 Novembre 2011
 
Non più il diavolo, ma il mi­racolo, probabilmente. Pa­rafrasando Bresson, il Ter­tio Millennio Film Fest – in pro­gramma alla Sala Trevi di Roma dal 6 all’11 dicembre, con anteprime, e­venti speciali, incontri e una rasse­gna – va a cercare nel suo 15° anno di vita tutto quello che il cinema è capace di dire sulla fine del mondo, la morte e il disagio sociale, un pes­simismo dilatato e generazionale, rischiarato però dalla luce del so­vrannaturale e della grazia. In aper­tura, l’1 e il 2 dicembre alla Pontifi­cia Università Lateranense, un con­vegno internazionale sul tema Film and Faith, curato da Mons. Paul Ti­ghe, Segretario del Consiglio delle Comunicazioni Sociali, per mette­re insieme la realtà della fede e quel­la del cinema. «E vedere – spiega – proprio come il cinema sia capace di aprire per noi un mondo tra­scendente, specialmente pensando ai tanti giovani che sono cresciuti con Harry Potter e il Signore degli A­nelli, con il fantasy e la fantascien­za. Nel convegno vogliamo capire se c’è la possibilità di dialogare con questo mondo, sollecitando quelle domande che toccano il senso del­la religione e della fede, il senso profondo della vita».
Poi, spazio ai film, tutti legati al te­ma Amore, morte, miracoli. Per una fenomenologia della società con­temporanea. Sguardo impegnativo, come spiega Mons. Dario E. Viganò, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, coadiuvato nella direzione artistica del festival da Marina Sanna: «Ci siamo resi conto – precisa – come in questi anni mol­te delle narrazioni cinematografi­che indagano l’ineffabile, cercano di scoprire come nella vita ci sia la possibilità di scorgere la presenza dello spirito, della provvidenza, os­sia la presenza di Dio nella storia. L’idea del Festival è quella di cerca­re nelle grandi narrazioni cinema­tografiche della contemporaneità le modalità con le quali lo straordina­rio interviene nel quotidiano».
Il cinema racconta molto bene an­che l’invisibile, quindi miracoli de­clinati diversamente. «Ci sono sto­rie molto belle in cui semplicemen­te l’incontro con una persona inat­tesa avvia un processo di cambia­mento. In fondo, quando noi cri­stiani parliamo di conversione, lo facciamo considerandola come qualche cosa che è al di là del pen­siero, cioè un vedere oltre. Quando un film ci riesce, siamo di fronte a un miracolo invisibile della vita». Accade in molti film del festival. «Presentiamo film che sono un pun­to di riferimento, come Ordet di Dreyer e la versione restaurata dei Giorni contati di Elio Petri. Abbiamo in programma alcune anteprime che raccontano delle vicende anche molto terrigne e fangose, nelle qua­li si scorge la possibilità di un piccolo gesto di carità, come succede ai due personaggi di Sette opere di miseri­cordia di Gianluca e Massimiliano De Serio, che Cinecittà Luce distri­buirà a gennaio. Oppure penso ad altri film che raccontano la storia di giovani che scoprono la possibilità di una vita diversa: sono i teppisti di Attack the block alle prese con alie­ni mostruosi o il ragazzo di Hors Sa­tan di Bruno Dumont. Ma in fondo anche il premio Rivelazione del­l’anno che abbiamo dato a Filippo Scicchitano, il diciottenne protago­nista di Scialla!, è su questa linea: nel film assistiamo a un miracolo, quello di un giovane che a un certo punto si rende conto di come il sa­pere e la cultura permettano di comprendere più profondamente le cose, più della violenza e del bul­lismo ».