Il recente comunicato dell’arcivescovo di Chicago, il cardinale Blase J. Cupich, sull’escalation di violenza in Medio Oriente, solleva diverse questioni che interpellano quanti si occupano di comunicazione e informazione. A partire dal titolo: “Un richiamo alla coscienza”. Perché è in questo “nucleo più segreto e sacrario dell’uomo”, come lo definisce il Concilio Vaticano II (Gaudium et spes 16), che è possibile focalizzare lo sguardo sulla persona e da questa allargarlo alla collettività. Viceversa, da questa scendere fino alla sacralità di una dimensione imprescindibile che va curata e fatta crescere. Ciò significa non essere solo esploratori dei contorni di ciò che avviene, ma andare in profondità dei fatti che prorompono nella Storia. Ed è qui che si colgono le altre suggestioni evidenziate dal cardinale Cupich: il rapporto tra realtà e immaginazione, la tendenza a “gamificare” anche il male, come le guerre, la rimozione dell’empatia a favore dell’intrattenimento… Il denominatore comune è l’umanità che esce continuamente sconfitta da questa sorta di rimozione evolutiva. Torna di nuovo la domanda: “Dove stai andando, umanità?”.
Vincenzo