Le traiettorie erano nette sin dall’inizio, dall’8 maggio 2025, quando dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana è risuonato il nome: Leone XIV. Una scelta che rivela una volontà inequivocabile: portare l’attenzione di questo nostro tempo verso la profondità del mistero umano. In ciò la linea di “discendenza”, se così può essere definita, rimanda direttamente al numero che accompagna il nome – XIV – e che richiama Leone XIII, autore della Rerum novarum, con cui affrontò la questione sociale negli anni della rivoluzione industriale. In questa cornice è possibile comprendere l’importanza e la portata dell’Enciclica Magnifica humanitas, la prima di Leone XIV, da poco pubblicata. C’è una domanda di fondo che attraversa il documento e che riporta alla Rerum novarum: “Cosa stiamo costruendo?”. A essa, che il Papa sollecita con urgenza, possiamo collegarne altre: in che modo promuoviamo la “magnifica umanità”? Quali strade percorrere? Cosa fare per contrastare il “paradigma tecnocratico”? Sono interrogativi che dovrebbero pungolare le nostre coscienze, ma soprattutto quelle di quanti detengono un potere enorme, con il gravissimo rischio di svilire la dignità umana, schiacciandola a favore di interessi economici. È qui che l’Enciclica, nel quadro concreto della Dottrina Sociale della Chiesa, indica coordinate ben precise: bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiarietà, solidarietà e giustizia sociale. Traccia anche un percorso preciso per raggiungere “il cantiere del nostro tempo”: “Restiamo fedeli alla verità!”, “Investiamo nell’educazione, che inizia da noi stessi!”, “Curiamo le relazioni!”, “Amiamo la giustizia e la pace!”. La chiamata è chiara: non restiamo spettatori, ma diventiamo artefici di cambiamento. Iniziamo da noi stessi, nelle nostre responsabilità quotidiane, per costruire una umanità più degna e fraterna.
Vincenzo