UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Ascolto e formazione:
stile da comunicatori

Lunedì 30 settembre a Roma i referenti regionali degli uffici diocesani si sono ritrovati per una giornata di confronto e di condivisione delle priorità sulle quali lavorare. Al mattino è intervenuto Alessandro Gisotti.
1 Ottobre 2019

In ascolto del territorio, consapevoli che una comunicazione autentica è frutto di relazioni, prossimità e capacità di mettersi in gioco. Con questo spirito l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali ha riunito lunedì 30 settembre a Roma i referenti regionali degli uffici diocesani per una giornata di confronto e di condivisione delle priorità sulle quali lavorare in questo nuovo anno pastorale.

«Non abbiamo risposte ingabbiate in schemi precostituiti, ma vogliamo essere a servizio dei territori senza sostituirci a essi, pensare qualcosa di bello, buono e vero, disegnare insieme percorsi di senso, ricordando che è sulla comunione che si fonda la nostra comunicazione che deve essere alta e altra, nonché adeguata al tempo presente», ha spiegato Vincenzo Corrado, neo-direttore dell’Ufficio, raccogliendo il testimone di don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale l’appuntamento con i delegati regionali è «un segno concreto del desiderio di coinvolgersi e mettersi in ascolto di ciò che ciascuno porta nel cuore, così che l’Ufficio possa rispondere alle diverse attese».

A fare da cornice all’incontro la riflessione sul tema della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2020 «'Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria'. La vita si fa storia», proposta da Alessandro Gisotti, vicedirettore della Direzione editoriale al Dicastero vaticano per la Comunicazione. «Papa Francesco – ha rilevato – richiama l’importanza del racconto, inteso non come tecnica o strategia ma come dinamismo che ha una forza trasformatrice e guarda al futuro, come capacità di parlare degli ultimi e di coloro che si sono persi oltre che di incidere nella vita perché testimoni di una storia straordinaria iniziata più di 2000 anni fa». L’orizzonte, per ogni comunicatore, è dunque quello di «essere voce ma anche orecchie » delle diverse istanze, cioè «di ciò che le persone sentono e provano». «Senza avere paura – ha ribadito Gisotti –, senza chiudersi davanti a quelle domande difficili che non avremmo mai voluto ricevere, senza ritrarsi». Avendo invece, ha aggiunto, «un approccio cordiale e attento a non aggiungere parole superflue, coscienti del fatto che l’altro conta, anche quando ti si oppone». Ciò che serve «è una comunicazione umile, che ha cura delle parole, che non cerca effetti speciali e non ha uno stile orgoglioso ». «Il linguaggio – ha precisato – è determinante, e in questo abbiamo una grande responsabilità».

In un tempo in cui si può cadere nella tentazione di alimentare le divisioni piuttosto che costruire ponti emerge forte l’esigenza di impegnarsi, a partire dal locale, per tessere relazioni e creare sinergie, nel segno della trasparenza e della corresponsabilità. Per passare concretamente da un modello di comunicazione piramidale a uno circolare, facendo fronte alle situazioni di crisi, gestendo i cambiamenti e valorizzando le collaborazioni tra media e realtà esistenti. In quest’ottica, diventa essenziale la formazione, elemento ritenuto strategico sia a livello nazionale che territoriale. Proprio in questo binario si inserisce l’offerta formativa dell’Ufficio Nazionale: il percorso Anicec, rinnovato nei contenuti e nell’impostazione, che vuole essere sempre di più un ambiente di formazione con un’area destinata agli iscritti e con un’altra 'open', appannaggio di chiunque voglia approfondire, con alcuni suggerimenti (tutorial, pubblicazioni già realizzate in occasione delle precedenti Giornate mondiali delle comunicazioni sociali, materiali del corso Mooc in educazione digitale) e una sezione di condivisione delle iniziative promosse dalle associazioni e dalle realtà locali.

(Stefania Careddu)