Non un requiem, ma un appello: serve un’“alleanza comunicativa” fondata su un patto che lega chi racconta a chi ascolta. Anche perché le sfide sono tante e, seppur diverse, hanno tutte a che fare con quel senso di fiducia che si ripone nell’informazione nel momento in cui ci si accosta alla conoscenza di ciò che avviene. “I fatti, bellezza!”, si potrebbe dire mutuando una celebre citazione cinematografica. Il Rapporto Censis 2026 sulla comunicazione illumina un’emergenza, già dal titolo scelto per la pubblicazione: “L’informazione nel mirino”. E lo fa attirando l’attenzione non solo sugli attacchi subiti dai giornalisti sul campo (129 morti nel 2025), ma anche sulle accuse di partigianeria, perdita d’indipendenza e delegittimazione mosse dall’opinione pubblica. Per questo, rileva il Censis, in molti vengono portati “a farsi protagonisti dell’informazione fuori dai canali ufficiali e consolidati, sfruttando l’enorme potenziale comunicativo dei social e dei diversi format che possono essere adottati con il digitale”. Da qui bisogna ripartire: cittadini critici, non meri consumatori! Questa consapevolezza deve muovere a un ripensamento complessivo. L’informazione, infatti, è vincolo civile: va costruito ogni giorno, insieme.
Vincenzo