UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Costruire comunicazione e prossimità

Famiglia e comunicazione: quale rapporto sussiste? Potrebbe essere questa la chiave di lettura, come domanda implicita, del Messaggio pontificio per la 49° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà domenica. Commentando il brano evangelico dell’incontro tra Maria Vergine ed Elisabetta, entrambe incinte (cf Lc 1,39-56), papa Francesco evidenzia che il rapporto di “simbiosi” tra donna e figlio nel grembo materno «è la nostra prima esperienza di comunicazione».
Così comincia la riflessione proposta da Don Fabrizio Casazza, consulente ecclesiastico dell'UCSI Piemonte. 
12 maggio 2015

Famiglia e comunicazione: quale rapporto sussiste? Potrebbe essere questa la chiave di lettura, come domanda implicita, del Messaggio pontificio per la 49° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà domenica. Commentando il brano evangelico dell’incontro tra Maria Vergine ed Elisabetta, entrambe incinte (cf Lc 1,39-56), papa Francesco evidenzia che il rapporto di “simbiosi” tra donna e figlio nel grembo materno «è la nostra prima esperienza di comunicazione».
Se quella è una comunicazione vitale, indispensabile per lo sbocciare dell’esistenza, però «anche dopo essere venuti al mondo restiamo in un certo senso in un “grembo”, che è la famiglia». Proprio lì, infatti, si viene partoriti alla vita sociale con il suo presupposto che è il linguaggio: in questo senso in famiglia si capisce «che cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità».
Un’illusione pericolosa in questo percorso è rappresentata dal vagheggiare una famiglia perfetta: pericolosa non solo perché di fatto essa non esiste ma perché misconosce il ruolo educativo dell’accettazione dei limiti in quanto «scuola di perdono». Si aggiunga che lì diventa visibile che «benedire anziché maledire, visitare anziché respingere, accogliere anziché combattere è l’unico modo per spezzare la spirale del male».
Anche la famiglia è pervasa dai nuovi mezzi di comunicazione: soprattutto i più giovani – ma non solo loro, a essere onesti – sono praticamente sempre connessi e con il cellulare (nelle varie sofisticate versioni di smartphone, phablet, etc) in mano. Le ambivalenze sono evidenti: possono essere strumenti che avvicinano i lontani ma anche che allontanano i vicini. A volte sembra che la persona che interessa di meno sia quella accanto, per inseguire “amici” e followers su facebook e twitter. Mi viene in mente quanto invece rispose la beata Teresa di Calcutta quando le chiesero chi fosse per lei la persona più importante al mondo. «Quella che mi sta davanti», rispose candida e disarmante la suora.
Paradossalmente nell’era in cui gli altri sentono il bisogno di condividere anche che tipo di pastasciutta stanno gustando al ristorante, si registra un picco di problemi relazionali: «la sfida che oggi ci si presenta è, dunque, reimparare a raccontare, non semplicemente a produrre e consumare informazione». Proposta semplice, ingenua e provocatoria: sarebbe possibile un “divieto morale” di utilizzo dei social network quando si è in giro con gli amici?
L’aspetto che appare, tra i tanti, come più preoccupante è il coinvolgimento della famiglia nella trasmissione della fede. Il Messaggio afferma che «in famiglia, la maggior parte di noi ha imparato la dimensione religiosa della comunicazione». Non sarei più sicuro che sia veramente così: i nostri vecchi ci raccontano di rosari di gruppo nelle stalle, di processioni nei campi, di preghiere insegnate da mamma e papà prima di andare a dormire. Ma oggi? Il tentativo che molte Diocesi in Italia stanno compiendo di reimpostare l’itinerario catechistico in ottica catecumenale e di valorizzare il periodo 0-6 anni mira precisamente a rendere consapevoli i genitori del ruolo educativo, anche a livello religioso, che essi hanno liberamente assunto chiedendo prima il matrimonio e poi il battesimo per i figli. Non dobbiamo nasconderci che in generale la strada da compiere in tale direzione appare tuttavia molto impervia: il passaggio da un cristianesimo tradizionale e sociologico a uno stile più serio, convinto, comunitario ha tempi, spazi e ritmi che appaiono difficilmente controllabili e prevedibili, nonostante gli ingenti sforzi profusi nelle parrocchie.
Ci troviamo nel periodo intermedio tra la conclusione della III assemblea straordinaria (ottobre 2014) e l’inizio della XIV ordinaria (ottobre 2015) del sinodo dei vescovi, dedicate entrambe alla famiglia, con la sua vocazione, le sue sfide, la sua missione nel mondo contemporaneo. Si tratta di eventi che sono stati o si annunciano di grande rilievo per i media: riscoprire la famiglia come scuola di comunicazione certamente contribuirà a innalzare l’umanità a quel Cielo cui il Signore risorto è asceso e verso il quale dobbiamo essere pronti ad ascendere con lui.

Don Fabrizio Casazza
Consulente ecclesiastico piemontese
dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana