UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Dalla Rete, il grido di un perseguitato

Mons. Taddeo Ma Daqin è vescovo au­siliare di Shanghai e si è visto “re­vocare” la nomina da Pechino, come punizione per essersi pubblicamente staccato dall’Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Attraverso un social network, sta offrendo al mondo una grande testimonianza di fede...
18 Dicembre 2012
La dolorosa vicenda di monsignor Taddeo Ma Daqin – il vescovo au­siliare di Shanghai che si è visto “re­vocare” la nomina da Pechino, come punizione per essersi pubblicamente staccato dall’Associazione patriottica dei cattolici cinesi – non pare scalda­re gli animi di tanti attivisti nostrani, pronti a muoversi per le più diverse cause di diritti negati nel mondo. Non sono bastati gli oltre cinque mesi di arresti domiciliari passati dal presule cinese nel seminario di Shashan a far­ne un “personaggio” tale da essere a­dottato dall’opinione pubblica inter­nazionale. Il che la dice lunga dello strabismo dei mass media occidenta­li. Ma il guaio è che – seppur con al­cune lodevoli eccezioni – persino sui media d’ispirazione cattolica si rischia di considerare la vicenda del vescovo. Ma come l’ennesimo “incidente” nei già tesi rapporti fra Pechino e il Vati­cano. Le cose non stanno affatto così. Intanto perché quanto accaduto in questi giorni è di una gravità inaudi­ta. Giovedì scorso è dovuto scendere in campo il “numero due” di Propa­ganda Fide per spiegare a chiare let­tere che il provvedimento adottato dal governo cinese è «sotto il profilo ec­clesiale, privo di qualsiasi valore giu­ridico » e che, proprio perché «dimen­tica » che la sola autorità in materia di nomina episcopale è il Papa, esso «crea inutilmente una divisione nel Paese».
Il dispiacere maggiore, però, è nel con­statare che pochi conoscono la splen­dida lezione di fede, tenacia e corag­gio che monsignor Ma sta offrendo al mondo intero. Se oggi tace il blog al quale per mesi il vescovo ha affidato brevi pensieri (il presule sa benissimo che un passo falso potrebbe costargli caro), non si è spenta la sua voglia di condividere l’esperienza di fede nella prova che lo vede protagonista. Ogni giorno, infatti – come scrive MissiOn-Line.org – monsignor Ma pubblica preghiere, riflessioni e passi del Van­gelo su un sito cinese di microblog­ging affine a Twitter. E oltre diecimila persone lo seguono, per via telemati­ca, esprimendogli solidarietà e vici­nanza.
Ebbene, dall’inusuale pulpito di un so­cial network (ma è ancora così, oggi che anche Benedetto XVI lo ha scelto come “nuovo aeropago”?), il giorno in cui si è diffusa la notizia della “revoca governativa” della nomina episcopa­le monsignor Ma ha diffuso un pen­siero a dir poco sorprendente («L’a­more di Dio è come l’amore sincero di un padre, la tenerezza di una ma­dre, il dolce sentimento di uno sposo verso la sposa»), corredandolo con la citazione di un noto passo di Isaia: «Quand’anche i monti s’allontanasse­ro e i colli fossero rimossi, l’amor mio non s’allontanerà da te».
Qualche giorno prima, riallacciando­si al «Beati i perseguitati dalla giusti­zia perché di essi è il regno dei cieli», il vescovo cinese aveva alzato il suo grido, dando voce al sentimento di profonda amarezza e sconcerto per la propria condizione: «Signore, alcune persone sono perseguitate e condan­nate non perché hanno commesso un crimine, ma al contrario, perché han­no perseguito la giustizia, l’onestà e a­gito secondo la propria coscienza. Questa è la sorte di chi non è stato al­le regole del gioco». Di fronte a una testimonianza così al­ta di fedeltà al Papa e alla Chiesa, di a­more “a caro prezzo” per il Vangelo, abbiamo il dovere – se autenticamen­te cattolici – di accogliere l’appello di monsignor Savio Hon di Propaganda Fide a unirci in preghiera per il vesco­vo ausiliare di Shanghai, tuttora agli arresti domiciliari. E di ringraziare monsignor Taddeo Ma Daqin per la sua esemplare perseveranza. Un te­soro prezioso, ancor più in quest’An­no della fede.
 
Gerolamo Fazzini