Nella nuova puntata, “Ci sto! Umani per scelta nell’era dell’IA” tratterà il tema del giornalismo al tempo dell’intelligenza artificiale. Il progetto di media literacy realizzato da Avvenire e IUSVE — l’Istituto universitario salesiano di Venezia — coordinato da Gigio Rancilio, in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali della CEI e con il supporto di Generali, propone video, podcast, articoli e infografiche per imparare a stare nel digitale con consapevolezza e umanità.
Questa settimana la parte del corpo scelta è le mani. Marco Ferrando, vicedirettore di Avvenire, e Gigio Rancilio riflettono su cosa significhi fare davvero il giornalista nell’era dell’intelligenza artificiale. Scrivere notizie non basta più. Fare il giornalista è cercare, ascoltare, ragionare, selezionare, e riportare i fatti con fedeltà e rispetto. Come ha ricordato Papa Leone XIV nel suo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, la sfida che abbiamo davanti non è tecnologica, ma antropologica: riguarda l’uomo prima che le macchine.
La bussola che la conversazione indica è l’attenzione agli ultimi: il vero criterio non è se usi bene l’intelligenza artificiale, ma se il tuo uso di essa avvicina o allontana lo sguardo da chi non ha voce, da chi è invisibile alle logiche di traffico e di engagement. In un mondo dove l’IA produce ogni giorno decine di migliaia di testi quasi tutti uguali, la scrittura umana sta diventando un valore assoluto.
Tutto il materiale è disponibile qui https://www.avvenire.it/ci-sto