UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Essere differenti è normale

Oggi in tivù e sulla stampa gli attori originali  delle campagne pubblicitarie di alcuni importanti marchi italiani e internazionali saranno sostituiti da colleghi con la sindrome di Down, di cui si celebra la Giornata mondiale. Una ricorrenza quanto mai necessaria, in un mondo in cui la selezione prenatale, nel silenzio, dilaga...
21 Marzo 2012
Sorseggia un espresso e poi, soddisfatto, inizia a danzare per la strada. Lo spot televisivo della Illycaffè è noto a tutti, ma nessuno si stupisca se oggi l’attore – bello ed elegante co­me al solito – è un altro uomo: una persona con sindrome di Down. E se, girando canale, anche il ragazzo che si versa un A­verna ha la stessa sindrome, e così pure il bimbo che sorride nel suo Pampers, è perché oggi si celebra la Giornata mondia­le per la Sindrome di Down, l’occasione «per dimostrare che queste persone, se messe nelle condizioni migliori, possono integrarsi nella società e contribuire attivamente al suo svilup­po », sottolineano a Coordown, il Coordinamento delle asso­ciazioni che si occupano della patologia.

«Possono laurearsi – spiegano –, lavorare con impegno, guida­re l’auto, fare sport anche a livello agonistico...». Ovvio, si dirà. Certo, ovvio, se non fosse che il pregiudizio, anche quello sot­topelle, di cui non ci accorgiamo, tante volte ci rende quanto­meno distratti, e allora non è più così ovvio ad esempio assu­mere un portiere d’albergo Down, dare il volante all’autista Down, affidare la lettura del telegiornale al giornalista Down... Una provocazione?

Forse. Di certo lo è l’iniziativa che Coordown ha concretizzato con la collaborazione di alcuni grandi marchi italiani e inter­nazionali come Carrefour, Toyota, CartaSì, Pampers, Illycaffè ed Enel, nei cui spot per un giorno, oggi, gli attori originali la­sceranno ruolo e movenze a 'colleghi' Down. Lo stesso acca­drà in alcuni programmi televisivi, che avranno come condut­tori e ospiti proprio persone affette dalla 'trisomia 21', eppu­re perfettamente in grado di lavorare (nel sito www.coordown.it già ieri era possibile vedere qualche fotogramma delle Iene con conduttore un divertito ragazzo Down).

«Essere differenti è normale», giocano con le parole gli orga­nizzatori, dicendo però una profonda verità. Peccato solo che – per citare Fabrizio De André – tutte le più belle cose durano solo un giorno, come le rose, e anche la campagna per questa Giornata, che è senz’altro un buon inizio, ma appunto un ini­zio. Perché da domani ben pochi portieri d’albergo, ben pochi autisti di linea, ben pochi giornalisti televisivi (o forse nessuno) avranno il sorriso simpatico e gli occhi a mandorla delle per­sone Down. «Noi puntiamo all’autonomia a partire da scuola e lavoro», spie­ga Sergio Silvestre, presidente di Coordown, che denuncia co­me «in alcuni territori le associazioni sono l’unica risposta ai problemi delle famiglie». Troppo spesso lasciate sole in una so­cietà mondiale schizofrenica, che naturalmente parla di 'dirit­ti dei disabili', che li festeggia pure, ma che poi finge di non ve­dere che in circolazione ce ne sono sempre meno, eliminati pri­ma ancora che nascano. Alcune regioni del Nord Europa sono in gara tra di loro: l’obiettivo è arrivare per primi al record di 'Pae­se Libero da persone Down'. Derive già viste in passato, con­tro le quali anche una Giornata, una sola, trova il suo perché.

 di Lucia Bellaspiga
(da Avvenire del 21 marzo 2012, pag.3)