UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

I tre “pilastri”

Nel suo pensiero settimanale, Vincenzo Corrado commenta il Messaggio di Papa Leone per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
24 Gennaio 2026

Ci sono tre “pilastri” su cui fondare qualsiasi azione comunicativa nell’attuale contesto portando a frutto il senso critico e la libertà di spirito. Li indica papa Leone XIV nel messaggio per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Sono responsabilità, cooperazione ed educazione. Un trittico riservato non solo agli addetti ai lavori, ma rivolto a tutti perché – ricorda il Papa – “nessuno può sottrarsi alla propria responsabilità di fronte al futuro che stiamo costruendo”. Una motivazione che diventa principio basilare per non disperdere la dinamicità insita nella comunicazione. E diventa anche esemplare in questo: la responsabilità chiede cooperazione e plasma l’educazione; la cooperazione si esercita nella responsabilità condivisa perché l’educazione sia un’opera continua nel tempo; l’educazione è alimento per la responsabilità e la cooperazione. I tre “pilastri” sostengono l’intero edificio comunicativo con la circolarità del loro sostegno. Il risultato è una tensione costante verso il pensiero critico e la libertà di spirito. Il primo entra in gioco come condizione silenziosa della libertà. Chi comunica, seguendo questa doppia inclinazione, lo fa perché ha imparato a distinguere ciò che conta da ciò che non conta in modo assoluto. Ha esercitato una critica delle proprie dipendenze interiori, riconoscendo che molte deviazioni nascono dall’attribuire valore ultimo a ciò che è relativo. Questo discernimento non è teorico, ma vissuto. Tuttavia, una volta compiuto questo lavoro, esso non resta in primo piano. Il pensiero critico prepara il terreno; la libertà dello spirito è il guadagno. La coscienza non è più occupata a difendersi, a calcolare, a prevedere. È libera perché non deve più continuamente scegliere sé stessa. È una libertà che non fa rumore, ma custodisce voci e volti umani. È l’unica condizione di possibilità per abitare questo tempo, perché – osserva Leone XIV – “non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri”. E questa trova il suo compimento nella donazione totale di sé. Conviene non dimenticarlo mai!

Vincenzo