C’è molto da pensare e da approfondire sull’uso dell’IA prima di dividersi banalmente sull’esagerazione o meno dell’allarme. Perché i segnali di pericolo ci sono, ed è giusto prestarvi attenzione. Derubricare il rischio ad allarmismo finisce per farlo sottostimare. Sono numerosi gli inviti ripetuti in questi giorni a rallentare, o sospendere temporaneamente, lo sviluppo dei modelli avanzati di intelligenza artificiale, eppure sarebbe ingenuo ridurre la questione a un semplice “pit stop” in stile Formula 1: la corsa è talmente veloce che non esistono meccanici così rapidi. E poi, su quale parte bisogna intervenire? La richiesta esprime piuttosto ciò che papa Leone ha condensato nell’appello a “disarmare l’IA”, spiegando che questo “non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita”. La chiave sta proprio qui: non nell’allarmismo, ma nel pensare e sviluppare un argine necessario per non restare imprigionati nella celebre caverna, scambiando le ombre proiettate per realtà. L’umanità non è un’ombra. Speriamo che finalmente la questione venga presa sul serio.
Vincenzo