UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

In scena, le fragilità del territorio

Fare memoria del terremoto del 1693 nella Val di Noto, che provocò la distruzione di oltre 45 centri urbani e la morte di circa 60mila persone, per richiamare l’attenzione sul rischio sismico di questo pezzo di Sicilia. È l’obiettivo del concerto «Note per ricordare» in programma domani alle 18.30 nella chiesa della Badía a Ragusa, […]
10 gennaio 2017

Fare memoria del terremoto del 1693 nella Val di Noto, che provocò la distruzione di oltre 45 centri urbani e la morte di circa 60mila persone, per richiamare l’attenzione sul rischio sismico di questo pezzo di Sicilia. È l’obiettivo del concerto «Note per ricordare» in programma domani alle 18.30 nella chiesa della Badía a Ragusa, organizzato da sei giovani in Servizio civile presso la Fondazione San Giovanni Battista e la diocesi di Ragusa. Il progetto, frutto di una sperimentazione didattica guidata dal direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali Gian Piero Saladino, dimostra come la comunicazione può diventare comunione ed esperienza di bene comune. Come spiega Saladino, infatti, «l’iniziativa, rilanciata anche via Facebook, si rivolge soprattutto ai circa cento ragazzi che hanno svolto quest’anno il Servizio civile nel territorio diocesano. Un momento di comunione per costruire insieme proposte serie e relazioni vere ». Dopo le musiche barocche seguirà uno spazio di informazione sulla situazione sismica del territorio ragusano con Marcello Dimartino, responsabile provinciale Protezione civile, e Vincenzo Dimartino, presidente Ordine degli ingegneri di Ragusa. «La provincia, caratterizzata da terremoti con tempi di ritorno lunghi ma disastrosi, dal 1981 è riconosciuta zona sismica di secondo grado – spiega l’ingegnere –. Tuttavia 36 anni dopo non c’è una mappatura completa della sismoresistenza degli edifici». «Ragusa dal 2013 ha un piano di rischio sismico – aggiunge il responsabile della Protezione civile – ma per salvare la vita delle persone oltre a comunicazione e pianificazione serve prevenzione strutturale».

da Avvenire del 10 gennaio 2017, pag. 18