UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La memoria come medicina

Nel suo pensiero settimanale, Vincenzo Corrado prende spunti da alcuni fatti di cronaca per ricordare che "un presente senza memoria dimentica in fretta, passa oltre e, proprio per questo, lascia che il passato peggiore si ripresenti travestito da novità e normalità".
9 Settembre 2026

Uno dei rischi più grandi di questo tempo è quello di vivere da smemorati. La cronaca ogni giorno restituisce spunti di riflessione che confermano tale evidenza. Stiamo attraversando un frangente importante della storia – come lo sono tutti, per carità! – rinunciando a fare tesoro delle lezioni del recente passato. Il risultato è chiaro: la regressione collettiva su scelte e stili di vita che si consideravano superati per gli effetti nefasti. Purtroppo, si fa fatica a capire che la memoria non è un archivio, ma una medicina. Senza di essa, infatti, non c’è identità. La “dittatura del presente”, la corsa al nuovo che cancella il contesto, prepara il terreno a questi ritorni. Un presente senza memoria non è innocente: dimentica in fretta, passa oltre e, proprio per questo, lascia che il passato peggiore si ripresenti travestito da novità e normalità. Pur non essendo mai un dato neutro, perché è già selezione e interpretazione, la memoria nella sua veste critica diventa un argine, in quanto capace di dubitare anche delle proprie narrazioni. Pena il rischio di sostituire la “dittatura del presente” con una “dittatura del passato” altrettanto rigida. In tal senso, è importante che la comunicazione ricordi sempre che la memoria non è nostalgia, è discernimento. È una barriera elastica contro chi sostiene che la storia non insegna nulla, che si può ripartire ogni volta da zero. La memoria è il vero atto comunicativo per l'oggi.

Vincenzo