UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La rivista “Città di Vita” compie 80 anni

Un importante evento per celebrare la storica pubblicazione legata al complesso monumentale francescano, punto di riferimento per il dialogo spirituale, culturale e civile non solo fiorentino.
29 Maggio 2026

Ha celebrato i suoi 80 anni pensando al futuro, coinvolgendo nel Cenacolo di Santa Croce anche i giovani, la rivista “Città di Vita”, storica pubblicazione legata al complesso monumentale francescano e tuttora punto di riferimento di dialogo spirituale, culturale e civile non solo fiorentino. Per rappresentare la sua storia, basta ricordare le firme autorevoli di scrittori e intellettuali che nel tempo vi hanno collaborato: Giorgio La Pira, don Luigi Sturzo, Piero Bargellini (sindaco ai tempi dell’alluvione del 1966, che abitando in via delle Pinzochere 3 sentiva la Basilica come la sua casa) , Eugenio Garin, Carlo Betocchi, Nicola Lisi, Vittorio Vettori, Geno Pampaloni, Rodolfo Doni, Margherita Guidacci, Carlo Bo, Mario Luzi, il grande incisore Pietro Parigi, alle cui opere è stato dedicato un museo. Senza dimenticare il contributo meno lontano nel tempo dato da Sergio Givone, Francesco Gurrieri, Cristina Acidini, Antonio Natali e dagli intellettuali che si sono succeduti nel consiglio dell’Opera.
La giornata, guidata da Silvia Bargellini, si è aperta alla presenza del Ministro provinciale fra Francesco Lenti con i saluti istituzionali di padre Franco Buonamano, rettore della Basilica e direttore editoriale della rivista, della sindaca di Firenze Sara Funaro, di Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, del presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana Giampaolo Marchini, di Antonio Pagliai di Polistampa  e di Antonio Lovascio, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Firenze, concludendo questo evento la Settimana delle Comunicazioni Sociali organizzata dalla Chiesa fiorentina.
L’arcivescovo di Firenze monsignor Gherardo Gambelli ha dedicato la propria riflessione al tema della “carità intellettuale” praticata da “Città di Vita”, un’esperienza capace di dare voce a idee, progetti e ricostruzione sociale, mantenendo fede alla visione dei suoi fondatori. “La carità intellettuale - ha spiegato - non può essere riservata agli addetti ai lavori, ma deve animare una rinnovata prossimità verso gli ultimi e verso le nuove generazioni”. L’arcivescovo ha inoltre richiamato le sfide contemporanee, dall’intelligenza artificiale alle guerre, sottolineando che “la verità nella carità è la via della pace”.
Padre Antonio Di Marcantonio ha poi ripercorso la storia del periodico nato nel clima difficile del dopoguerra e ispirato al pensiero francescano e al nuovo umanesimo. Ha ricordato figure come Giovanni Papini, Paolo Gherubelli e padre Massimiliano Rosito, storico direttore per oltre quarant’anni, sottolineando il carattere ecumenico e culturale di “Città di Vita”, definita “una voce che continua ad alimentare lo scambio culturale nei principali centri italiani ed europei”. Il professor Stefano Mancuso ha invece invitato a meditare sul significato della morte nel “Cantico delle Creature” di San Francesco, definendola “un transito, un passaggio di stato necessario alla vita stessa”. Il neuroscienziato e saggista ha criticato la corsa contemporanea all’immortalità e gli enormi investimenti economici destinati a contrastare l’invecchiamento umano: “La morte fa parte della vita - ha detto - e pensare di eliminarla significa non comprendere il funzionamento stesso della natura”. Un passaggio che ha suscitato grande attenzione tra il pubblico presente.
Poi ampio spazio alle nuove generazioni su “Il senso della libertà, da Dante ad oggi”. Gli studenti dell’Istituto Gobetti-Volta, coordinati dalle docenti Carlotta Gradi, Agnese Raucea, Chiara Tacconi e Anna Maria Paternoster, hanno affrontato il rapporto tra cultura, libertà e responsabilità civile, interrogandosi sul rischio della manipolazione, sul valore dello studio e sull’importanza di non restare indifferenti di fronte alle ingiustizie. Presente anche il professor Jan Władysław Woś, che ha donato un’icona dei santi Cirillo e Metodio, ricordando la sua collaborazione con la rivista lunga quasi mezzo secolo. La conclusione dell’evento è stata affidata alla musica con il soprano Francesca Fedeli e l’Orchestra dell’Università di Firenze diretta da Gabriele Centorbi che hanno eseguito “l’Ave Maris Stella” di Nino Rota e “Dolce sentire” di Riz Ortolani.

Antonio Lovascio