Prima le parole, grevi e inusuali; poi l’immagine, offensiva e ingiuriosa. L’attacco, senza precedenti, del presidente Trump a papa Leone XIV ha marcato un segno negativo nello stile e nei toni. Ciò che maggiormente colpisce è l’uso spregevole che viene compiuto dell’atto comunicativo. Ed è qui che avviene il paradosso: come pensare di promuovere la pace con una comunicazione tesa continuamente allo scontro? La risposta sarebbe scontata. E di fatto nella semplicità di ciò che è ragionevole e disarmante, emerge la differenza delle azioni e delle posture. Da una parte la veemenza, dall’altra la mitezza. “Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui”, afferma il Papa ai giornalisti in volo verso Algeri, prima tappa del suo terzo viaggio internazionale. “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace”. Punto e a capo! La questione, probabilmente, non è ancora chiusa, però una linea è stata tracciata. E sta proprio nella differenza di comunicazione. La dimensione spirituale cui Leone XIV sta conducendo sin dalle sue prime parole – “La pace sia con tutti voi!” – non accetta compromessi o deroghe, è radicale perché fondata sul Vangelo, che sarà sempre un messaggio di pace. Vale la pena non dimenticarlo mai!
Vincenzo