UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Nuova forza alla “Voce”

La diocesi di Alessandria ha deciso di comunicare con un nuovo stile, dopo aver scaldato la sua "Voce". Con un ampio progetto pastorale, il vescovo, Guido Gallese ha proposto un coordinamento tra tutti gli strumenti a disposizione, che prevede una maggiore sinergia tra i media.
6 dicembre 2016

La diocesi di Alessandria ha deciso di comunicare con un nuovo stile, dopo aver scaldato la sua Voce.

Con un ampio progetto pastorale, il vescovo, Guido Gallese ha proposto un coordinamento tra tutti gli strumenti a disposizione, che prevede una maggiore sinergia tra i media. E così, il gruppo di lavoro che si è costituito in questi mesi potrà avvalersi non soltanto dello storico settimanale LaVoce alessandrina ma anche della trentennale Radio Voce Spazio e della più giovane WebTv, impegnata a produrre video e a trasmettere eventi in streaming.

«Abbiamo lavorato per mesi al progetto, cercando di coniugare passato e futuro per dare un nuovo presente al settimanale diocesano» racconta Enzo Governale, direttore dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali, e «lo abbiamo fatto in un clima comunitario». Il rinnovo del giornale passa anche attraverso un nuovo stile grafico, un nuovo sito (creato per dare spazio alle comunità) e un profilo sui social network: «Nei prossimi mesi – spiega il direttore del settimanale, Marco Caramagna – puntiamo a rinforzare la già nutrita redazione perché il settimanale possa fare opinione e commentare gli avvenimenti locali e italiani, con interviste e dossier. Vorremmo anche accompagnare i lettori nella comprensione delle cronache più complesse».

Un progetto graduale che prosegue: «Il rinnovamento – spiega Gallese – continua da mesi, con la nomina di un nuovo direttore delle Comunicazioni sociali e un lavoro più stretto tra i media. Ora c’è una svolta, con una nuova grafica e il cambio del giorno di uscita, da venerdì a giovedì. Speriamo di essere in grado di servire le persone come meritano di essere servite, anche nel mondo dell’informazione».

Da Avvenire del 6 dicembre 2016, pag. 30