UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Tra politica e (dis)informazione

“Un re allo sbando” di Peter Brosens e Jessica Woodworth nel ciclo di film proposto da Ucs e Cnvf per la 52a Giornata delle comunicazioni
9 maggio 2018

“Le (…) motivazioni economiche e opportunistiche della disinformazione hanno la loro radice nella sete di potere, avere e godere, che in ultima analisi ci rende vittime di un imbroglio molto più tragico di ogni sua singola manifestazione: quello del male, che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore. Ecco perché educare alla verità significa educare a discernere”. È quanto ci ricorda papa Francesco nel Messaggio per la 52a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, sottolineando come la logica della disinformazione sia sempre collegata a uno smarrimento valoriale e morale. Tale aspetto sembra emergere anche dal film “Un re allo sbando” (“King of the Belgians”, 2017) di Peter Brosens e Jessica Woodworth, la tragicomica vicenda di un sovrano europeo spodestato dal suo regno e assalito da una tempesta mediatica. Il film è il quindicesimo titolo proposto dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali e dalla Commissione nazionale valutazione film della CEI per il ciclo dedicato alla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2018.

Un leader disarcionato da politica e media
Ha partecipato alla 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in concorso nella sezione Orizzonti, il film “Un re allo sbando” (“King of the Belgians”) scritto e diretto dai registi belgi Peter Brosens e Jessica Woodworth, una commedia ironica e pungente sullo smarrimento di un sovrano in cerca di identità e riscatto. È la storia (di finzione) di Nicola III (Peter Van den Begin), re del Belgio, che parte per una visita di Stato alla volta della Turchia; con lui c’è anche una troupe che ha il compito di documentare le sue giornate, il suo operato. Tra incontri e ricevimenti a Istanbul, il re Nicola III viene raggiunto dalla notizia che la Vallonia ha proclamato l’indipendenza, disconoscendolo pertanto come sovrano. Inizia così il suo disperato e goffo viaggio di rientro in Patria, disseminato da impedimenti e lungaggini, sotto gli occhi di un’informazione superficiale.
Tanti sono gli spunti forniti dal film “Un re allo sbando”. Anzitutto c’è il tema della caduta e della ricerca di riscatto di un uomo che perde potere e identità istituzionale; che si sente esautorato del suo ruolo e della sua autorevolezza. Nicola III viene travolto dalla notizia della sua destituzione mentre è in missione estera e tutto assume i contorni dell’assurdo, per i modi e l’amplificazione mediatica che ne consegue. Inizia così la sua caduta libera dall’apice della società ai margini, il tutto presentato con una carica di convincente ironia e umorismo a tratti grottesco. Alla fine, il suo è un percorso che finisce per assumere toni formativi, in quanto è spinto a riconsiderare la propria vita e mandato istituzionale, mettendo in primo piano le cose veramente importanti per se stesso e per i suoi cittadini.
Altro tema che emerge è la dimensione del racconto politico e mediatico. Viene mostrata una politica, anche in ottica europea, del tutto debole, smarrita e a tratti schizofrenica. Governanti allo sbaraglio, scollegati dalla vita reale. Ancora, media onnipresenti e incalzanti, animati però più dalla voglia dello scoop e dalla spettacolarizzazione a tutti i costi, piuttosto che dalla logica della verità, della corretta informazione. Il re inoltre è accompagnato nel suo viaggio da un regista e dalla sua troupe, che in maniera spregiudicata vorrebbero cogliere l’opportunità di enfatizzare l’accaduto, girando un racconto di un sovrano – appunto – allo sbando, senza più corona né sudditi.
Poteva essere rischiosa l’operazione narrativa dei due autori Peter Brosens e Jessica Woodworth, perché declinare un tema così spinoso in chiave comica e brillante poteva sfuggire di mano o apparire incompiuto. È invece una bella metafora, intelligente e sarcastica, sulla politica in Europea, segnata da incertezze e disorientamento invece che di dialogo e coesione. Efficace è l’interpretazione di Peter Van den Begin nel ruolo di Nicola III, che riesce a dare tutte le sfumature di un uomo sorpreso, smarrito e infine rigenerato. Una commedia riuscita e dal ritmo narrativo convincente, fotografia di una realtà politico-sociale frammentaria, bisognosa di un profondo ripensamento al fine di evitare uno smarrimento ancora più grande.

Valutazione pastorale della Commissione film Cei:
In sintesi si può dire che si tratta della radiografia semiseria di un’Europa frammentata e difficile da gestire. Preoccupazioni sul futuro del nostro continente, minacciato da divisioni e populismi, possono essere raccontate oltre che con toni drammatici (vedi i fratelli Dardenne) anche con ironia e sorriso. È questa infatti l'idea alla base di questo film passato in Concorso alla 73a Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti. In linea con il suo intento sarcastico questa commedia belga si propone come una parabola curiosa e amara su un uomo, un re, abbandonato al suo destino senza più terra, senza più regno. Facendo del dislocamento l'essenza della commedia, la chiave di lettura del film è la metafora satirica di una società a rischio implosione, dinanzi alla quale appare chiara l'urgenza di ripensare noi stessi, il nostro stare insieme e condividere l'oggi per rinsaldare il domani. Narrato con accenti comici e toni graffianti, il film è un invito a un rinnovamento che parte prima di tutto dal singolo. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto certamente per dibattiti.

Gli altri film del ciclo