UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Una “Voce” tra territorio e Vangelo

Era il 1879 e nasceva ad Alessandria il settima­nale Verità e fede. L’idea era venuta al vescovo Pietro Giocondo Salvay, in un contesto non facile. I giornali cittadini – e in gran parte la politica – fin da subito si schierarono contro il settimanale, definendolo «giornale pretino». Il direttore, don Giuseppe Prelli, difese l’i­niziativa in modo arguto e vivace parlando della necessità di «un’azione sociale e cattolica». Da allora il giornale ha cambia­to diverse volte il nome (tra gli altri, L’Ordine e poi La libertà , si­no a La voce alessandrina, nel 1940) ed è spesso stato ostaco­lato, soprattutto quando ha espresso opinioni, avanzato pro­poste e suscitato riflessioni in am­bito sociale e politico.
11 febbraio 2014

Era il 1879 e nasceva ad Alessandria il settima­nale Verità e fede. L’idea era venuta al vescovo Pietro Giocondo Salvay, in un contesto non facile. I giornali cittadini – e in gran parte la politica – fin da subito si schierarono contro il settimanale, definendolo «giornale pretino». Il direttore, don Giuseppe Prelli, difese l’i­niziativa in modo arguto e vivace parlando della necessità di «un’azione sociale e cattolica». Da allora il giornale ha cambia­to diverse volte il nome (tra gli altri, L’Ordine e poi La libertà , si­no a La voce alessandrina, nel 1940) ed è spesso stato ostaco­lato, soprattutto quando ha espresso opinioni, avanzato pro­poste e suscitato riflessioni in am­bito sociale e politico.
Tra le figure più rilevanti emerge quella di Carlo Torriani: guidò il giornale a più riprese fino al 1958, traghettandolo attraverso il Ven­tennio e la guerra. Con i suoi arti­coli infiammati, denunciò anghe­rie, miserie e sopraffazioni: per que­sto subì schiaffi e violenze, cui ri­spose con il perdono cristiano ma anche con risolutezza, partecipan­do all’impegno politico del Partito Popolare.
Seguendo anche il suo esempio, La voce alessandrina continua oggi a raccontare un territorio e la sua gente, interpretando i cambiamenti sociali. «Stiamo assistendo – spiega il direttore Marco Caramagna – all’integrazione dei diversi media ed è ne­cessaria una concezione dell’informazione che parta dalla con­sapevolezza che nessun uomo è un’isola e nulla può essere na­scosto. Aiutare nel discernimento è possibile».
E così, dopo 135 anni, l’avventura de La voce prosegue con en­tusiasmo e determinazione. «Una storia gloriosa – dice il vescovo di Alessandria, Guido Gallese – che attesta l’attenzione della Chiesa locale verso le comunicazioni sociali, intese come via di evangelizzazione. Raccogliendo anche il testimone di mon­signor Luigi Riccardi, direttore appassionato e convinto scom­parso da pochi giorni, moltiplichiamo ancora i nostri sforzi in questo ambito, attraverso l’annuncio diretto e indiretto di Cri­sto. In fondo, una buona notizia è anche un buon Vangelo».