UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Venezia78: Premio Signis a “Un autre monde”

Insieme al riconoscimento per il film di Stéphane Brizé, la Giuria ha assegnato una menzione speciale al film “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino.
14 Settembre 2021

Alla 78ª Mostra del cinema di Venezia la Giuria Signis, promossa dall’Associazione cattolica mondiale per la comunicazione Signis, e composta da Anca Berlogea-Boariu (Romania, presidente), Joachim Valentin (Germania), Jorge Villa Quintero (Cuba), Massimo Giraldi (Italia) e Sergio Perugini (Italia, segretario), ha deciso di assegnare il Premio Signis al film “Un autre monde” di Stéphane Brizé con la seguente motivazione: “Un executive manager francese, all’apice della sua carriera, si trova a dover affrontare una doppia crisi: da un lato il suo matrimonio è prossimo all’implosione, dall’altro la sua azienda gli domanda un duro piano di licenziamenti. Nel tratteggiare il processo decisionale, il film mostra come il protagonista è capace di recuperare umanità, dignità come pure un modo per ricongiungersi alla sua famiglia. Il regista Stéphane Brizé conclude la sua trilogia cinematografica sulla condizione lavorativa e sociale in Francia, in Europa, coniugando una forte carica di denuncia con un meraviglioso messaggio di speranza”.
Inoltre, la Giuria Signis ha deciso di assegnare una menzione speciale al film “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino con la seguente motivazione: “Con grande capacità descrittiva il regista Paolo Sorrentino porta sullo schermo momenti gioiosi, appassionanti e drammatici accaduti nella propria giovinezza, alternando ricordi a pagine di finzione; un’opera con cui l’autore indica come la tragica perdita di entrambi i genitori attivi in un adolescente il bisogno di rivolgersi al cinema per dare un senso alla vita. Si può rintracciare dunque la mano di Dio nel modo apparentemente casuale in cui gli eventi si legano l’uno con l’altro, oppure nella maniera in cui azioni illecite trovano la giusta condanna, ma più profondamente nel modo in cui il protagonista risponde alla sua chiamata interiore nel raccontare storie di tutti i giorni attraverso il cinema, declinando amore, fede e speranza nel quotidiano”.