UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Verità e sfida educativa

“Tutto quello che vuoi” di Francesco Bruni nel ciclo di film proposto da Ucs e Cnvf per la 52a Giornata delle comunicazioni sociali
9 marzo 2018

“Il miglior antidoto contro le falsità non sono le strategie, ma le persone: persone che, libere dalla bramosia, sono pronte all’ascolto e attraverso la fatica di un dialogo sincero lasciano emergere la verità; persone che, attratte dal bene, si responsabilizzano nell’uso del linguaggio”. Ancora una volta papa Francesco torna a sottolineare l’importanza delle relazioni, dell’incontro vero che apre all’esperienza formativa. Un tema che troviamo ben espresso nel film “Tutto quello che vuoi” (2017) di Francesco Bruni, che propone un dialogo tra un giovane sulla soglia dell’età adulta e un anziano poeta al tramonto della sua esistenza. Il film è proposto dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali e dalla Commissione nazionale valutazione film della Cei per il ciclo dedicato alla Giornata delle comunicazioni.

Un percorso di formazione che conduce alla verità

Non è solo una penna di talento Francesco Bruni (classe 1961), sceneggiatore dei film di Paolo Virzì così come del ciclo televisivo “Il Commissario Montalbano”, dai romanzi di Andrea Camilleri. Bruni ha infatti esordito alla regia con la pluripremiata commedia “Scialla!” (2011), seguita poi dal family drama come “Noi 4” (2014). Nel 2017 è tornato alla regia con “Tutto quello che vuoi”, ottenendo diversi riconoscimenti, tra cui i Nastri d’argento per la miglior sceneggiatura e il premio speciale a Giuliano Montaldo come interprete.
Ambientata a Roma, è la storia del ventenne Alessandro (Andrea Carpenzano), che non studia né lavora, ma si trascina in giornate vuote assieme agli amici di infanzia, bighellonando tra strade del quartiere e partite di videogiochi. Duri sono gli scontri con il padre, che lo vorrebbe coinvolgere nella sua attività commerciale. Un giorno riceve la proposta di tenere compagnia a un anziano poeta, Giorgio (Giuliano Montaldo), colpito da un principio di Alzheimer. L’incontro tra i due, oscillando tra momenti comici, persino esilaranti, ed episodi commoventi, si rivelerà un’esperienza preziosa soprattutto per il giovane.
L’idea alla base del racconto è abbastanza semplice e intuitiva, ovvero un incontro che salva e aiuta a riposizionarsi nella vita. Per Alessandro, in particolare, la figura del poeta Giorgio diventa un referente educativo, una figura capace di trasmettere conoscenza e amore per la vita, per un’esistenza condivisa. Alessandro si farà quindi coinvolgere dalla memoria della guerra, che torna forte dai ricordi dell’anziano, ma anche dal vibrante entusiasmo per l’oggi che il poeta esprime. Giorgio è un fiume di suggestioni, che passano dal realismo della vita nella cornice bellica al lirismo dei sentimenti, sia verso la donna amata ma anche per la propria professione, per l’uso del linguaggio e delle parole. Dalla fotografia iniziale, dunque, in cui vediamo un ragazzo e i suoi amici che si trascinano in un’esistenza dispersa nei media, inseguendo un sapere in pillole targato “Wikipedia”, giungiamo al ritratto di giovani sognanti e pronti a mettersi in gioco per la vita.

Convince l’andamento narrativo del film, sorretto dalla valida sceneggiatura scritta sempre da Francesco Bruni, un’opera che mette in campo un linguaggio giovane e frizzante, capace di regalare anche momenti di tenerezza e poesia. Intensa e ricca di sfumature l’interpretazione di Giuliano Montaldo, decano del cinema italiano. La figura dell’artista Giorgio è l’emblema del saggio da valorizzare e dal quale raccogliere i consigli per la vita; un richiamo alla società di oggi a non scartare gli anziani, ma a renderli sempre più partecipi nella dimensione familiare e sociale, perché portatori di memoria ed esperienza.

Valutazione pastorale della Commissione film Cei:
Questo terza prova dietro alla macchina da presa per Francesco Bruni trae spunto dalla vera malattia che ha colpito il padre del regista e ha segnato molto la sua vita quotidiana. La costruzione del racconto prevede di mettere di fronte, in forme sempre più aspre e ruvide, due figure del tutto opposte e distanti. Il 22enne e l’85enne risultano così naturalmente diversi, faticosamente obbligati alla compagnia, negati al dialogo. A “scongelare” il loro rapporto arriva il racconto a frammenti che Giorgio fa del proprio passato, e da quei ricordi Alessandro trae l’ispirazione per disegnare un itinerario come una fuga da casa verso un qualcosa di fiabesco. “Tutto quello che vuoi” si muove certamente lungo una traccia di pericoli e di conoscenza. Sembrerebbe una evoluzione narrativa stimolante, orientata positivamente verso il cambiamento e la crescita. Il “sapere” del vecchio si espande nella poesia e arriva in modo impercettibile al giovane. Bello, encomiabile, auspicabile. Sembra però che la brusca marcia indietro di Alessandro (la “pace” con il padre) percorra un sentiero alquanto improvviso e non del tutto credibile, abitato da improvvisi trasalimenti e pacificazioni. Si, è vero che i giovani non conoscono né storia né geografia, non rispettano età e buone maniere, e appunto vanno affrontati secondo una certa logica dei caratteri. Certo alla equilibrata tenuta della storia concorre la prova di Giuliano Montaldo (regista di tanti titoli importanti, è Giorgio, poeta partigiano e oggi residente nell'elegante quartiere Monteverde Vecchio) che tiene testa al quasi esordiente Andrea Carpenzano (Alessandro). Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.