UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

GRETA VAN FLEET: “Anthem Of The Peaceful Army” (Republic)

Schitarrate al calor bianco, rullate possenti, una voce che ricorda fin troppo quella del mitico Robert Plant.
26 novembre 2018

L’ortodossia rock ha dei nuovi potenziali eroi in questa band del Michigan che ricorda tanto le rock-band dell’era aurea, i Led Zeppeli, tanto per fare un nome cui questi giovanotti fanno riferimento in modo plateale.

Schitarrate al calor bianco, rullate possenti, una voce che ricorda fin troppo quella del mitico Robert Plant. L’album è una vera immersione nelle atmosfere dei primi anni Settanta, anche se l’approccio e il sound sono sufficientemente freschi da non risultare pedisseque fotocopie dei loro modelli di riferimento.

La band dei fratelli Kiszka razzolano grintosi nell’ambito dell’ortodossia hard-rock e come da copione inseriscono qua e là qualche ballad più  intimista; e – va detto – lo fa con un energia e una passione certo superiore a quella che possono offrire gli imbolsiti originali, generalmente impegnati in stantie repliche dei propri anni belli. Resta da capire a chi giovi questo tipo di revivalismo, giacché i nostalgici preferiranno senz’altro abbeverarsi alle fonti primigenie, e i trendysti odierni cercano tutt’altra roba. Eppure la loro fetta di mercato i Greta Van Fleet se la sono già conquistata, ennesima conferma che oggi più che mai il rock è da intendersi come un genere cristallizzato e dotato di una sua “classicità”: riproducibile a piacere e a beneficio dei tanti che a codesto “spirito” ancora amano riferirsi.

 

Franz Coriasco