UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Il Vangelo in chiaro

Mons. Giuseppe Cacciami, scomparso sabato 17 marzo a 87 anni dopo una lunga malattia, è stato tra gli ideatori di gran parte del media system cattolico e lui stesso grande giornalista ma prima di tutto e per tutta la vita è stato quel che voleva essere, un prete in mezzo alla sua gente.
20 Marzo 2012
Era monsignore e cappellano di Sua Santità, è stato insignito dei titoli di commendatore e Grand’Ufficiale della Repubblica, ma nella sua terra lo chiamavano semplicemente don Giuseppe. Nessun snobismo in talare, bensì un popolarismo incarnato, che discendeva dalla fede profonda e da una vocazione antica: Giuseppe Cacciami, scomparso sabato a 87 anni dopo una lunga malattia, era un ecclesiastico di fama internazionale, tra gli ideatori di gran parte del media system cattolico e lui stesso grande giornalista ma è stato prima di tutto e per tutta la vita quel che voleva essere, un prete in mezzo alla sua gente. Stamane, a Grignasco, nel Novarese, dov’è nato il 5 settembre 1924 il nuovo vescovo gaudenziano, monsignor Franco Giulio Brambilla, celebrerà le esequie di quest’uomo che si è dato a Cristo per osservare con gli occhi del suo Signore lo scorrere del Novecento. Dalla guerra fredda al Concilio, dalla conquista della Luna al referendum sull’aborto, dalla nascita della Dc al suo tramonto, Cacciami ha raccontato il mondo e l’Italia senza mai lasciare le montagne novaresi. Accettava qualsiasi incarico, anche i più impegnativi, purché gli permettessero di continuare a vivere tra le persone semplici del lago Maggiore e della Valsesia. Persino Novara, così piatta con le sue risaie, dov’era 'costretto' a scendere per partecipare al consiglio presbiterale, la sentiva in qualche modo 'lontana' da quel suo mondo alpino, dove, giovane seminarista, aveva partecipato all’epopea della Resistenza.

Eppure, pochi come Cacciami hanno saputo interpretare – e gestire – i mezzi di comunicazione di massa con uno spirito altrettanto moderno, guardando ai mercati e alle innovazioni tecnologiche come a opportunità da cogliere senza timori reverenziali e senza rinunciare a lasciarvi un’impronta cristiana. Lo dimostra anche la sua biografia, un alternarsi di esperienze locali e globali. La penna di Cacciami, che ne ha fatto un maestro per generazioni di giornalisti cattolici, aveva la capacità di aprire i palazzi della politica e dell’economia alla comprensione della 'casalinga di Voghera' (che nel suo caso era elettivamente quella di Verbania) perché, come il suo amico e condirettore don Germano Zaccheo (poi diventato vescovo a Casale Monferrato), questo sacerdote concepiva un giornalismo al servizio della seconda e non dei primi.

Ordinato da monsignor Leone Ossola nel 1947, dopo la facoltà teologica di Milano, studiò alla Pro Deo (giornalismo e cinema) e all’Università Cattolica (Filosofia), per dividersi poi tra gli impegni nazionali e la lunghissima e appassionata attività giornalistica e pastorale in provincia: per quasi quarant’anni, dal ’64 al 2001, ha diretto i settimanali diocesani novaresi e a Verbania, nel 1997, ha fondato «Il Chiostro», che con gli anni è diventato un centro 'globale' (pastorale, sociale, culturale, assistenziale e turistico) al servizio del territorio di cui è stato a lungo vicario e che lo ha ricambiato con la cittadinanza onoraria. L’acutezza dell’analisi – conservata nei suoi editoriali, gli 'Spilli' – e la capacità di mettere alla berlina il malcostume sociale senza perdere fiducia nella forza redentiva del Cristianesimo, come pure la sua sensibilità per la questione antropologica che sarebbe esplosa negli anni successivi, ne hanno fatto uno dei consiglieri più vicini al cardinale Ruini, fin dagli anni in cui quest’ultimo era segretario generale della Cei. Dal 1981 al 1986, come presidente nazionale ha portato al massimo sviluppo la Federazione italiana dei settimanali cattolici. Nel 1989, con l’inseparabile amico Giovanni Fallani (conosciuto ai tempi di Gs), ha fondato l’agenzia Sir; quindi ha guidato il Consis. Nello stesso anno è diventato vicepresidente della «Federation internationale de la Presse d’Eglise» e membro del Consiglio internazionale Ucip (stampa cattolica). Il suo testamento spirituale è sintetizzato in una nota scritta nel 2006 per il 40° anniversario della Fisc: il giornalismo cattolico, spiega, è «espressione di un’esperienza – la Chiesa – che è nello stesso tempo locale, nazionale e universale» e dev’essere «presenza critica nei confronti dell’informazione globalizzata» per «aiutare i lettori a separare la finzione dalla realtà e il marginale dall’essenziale, lo spettacolo dal fatto». Di questo tenore è stato il contributo che Cacciami ha portato dal 1997 all’interno del Forum permanente della Cei per il Progetto Culturale e, dal 1983 al 2007, nel consiglio d’amministrazione di Avvenire. Un servizio compiuto, anche qui, con il coraggio del cristiano: monsignor Cacciami è stato infatti uno dei sostenitori della riforma grafica del giornale e delle battaglie con cui il quotidiano dei cattolici si è affacciato sul Terzo Millennio.