È davvero un paradosso. È un commento amareggiato quello che emerge dai dati raccolti nell’annuale rapporto di Reporter Senza Frontiere. Nel 73% dei 180 Paesi analizzati dall’organizzazione, il giornalismo è fortemente ostacolato. In questi Paesi si registrano situazioni “gravissime”, “difficili” o “problematiche” per la libertà di stampa. Il dato forse ovvio, ma non per questo scontato, è che la pandemia pare aver aggravato la situazione, laddove – spiega il report – “i giornalisti si trovano di fronte a una chiusura nell’accesso alle fonti di informazione, a causa, o con il pretesto, della crisi sanitaria”. All’infodemia, denunciata dall’Oms per il sovraccarico di informazioni, spesso tarlate, generato dalla pandemia, corrisponde una percentuale alta di mancata libertà di stampa. Ed ecco il paradosso: come contrastare, allora, la disinformazione? Oggi più che mai è necessaria una presa di coscienza globale del diritto alla libertà di stampa. Perché, come dice il segretario di Reporter Senza Frontiere, Christophe Deloire, “il giornalismo è il miglior vaccino contro la disinformazione”.
Vincenzo