UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

L’integrazione passa dal teatro

Va in scena nella diocesi di Padova «Fratelli in Italia», spettacolo per comprendere l'immigrazione Gli attori impegnati nell'opera in scena nella diocesi di Padova.
6 marzo 2018

C'è Kostel, di origine turco-rumena, ha 42 anni e da 15 è in Italia e trascorre le giornate a suonare la fisarmonica sotto i portici vicino al Palazzo Vescovile, in pieno centro di Padova, allietando le uggiose giornate invernali della città o animando qualche concertino serale; c'è Lucy che è arrivata in Italia dalla Romania mossa da questioni affettive e a Padova studia canto e musica al conservatorio, oltre a suonare l'organo al Tempio della Pace; c'è Ibrahima, in Guinea faceva il dj e in Italia, dopo un viaggio drammatico, si alterna tra musica, danza e studio. E ancora c'è Blessing, arrivata anni fa dalla Nigeria. Poi ci sono Eleonora, Alessandro, Alice e Luca, tutti studenti universitari, che hanno calcato i primi palcoscenici al liceo guidati da Alberto Riello, e con il registadocente hanno praticato esperienze di teatro sociale.
Questi otto giovani - tra i 20 e i 40 anni, quattro italiani e quattro stranieri - sono i protagonisti di uno spettacolo teatrale originale e inedito, dal titolo significativo che, di fatto, li rappresenta: «Fratelli in Italia». Sentirsi fratelli nonostante le provenienze incrociando storie, sogni, drammi, ma anche lingue, culture e talenti è infatti l' obiettivo del progetto nato per essere proposto nelle sale di comunità nel tempo di Quaresima e che ha debuttato proprio ieri sera a Padova.
Una Quaresima che per la Diocesi di Padova ha come filo conduttore lo slogan «Assetati di fraternità». «Nel progettare gli strumenti pastorali per la Quaresima 2018 - spiega don Gaetano Borgo, direttore dell' Ufficio missionario, che coordina gli strumenti e i materiali quaresimali - è nata l'idea di dar vita a uno spettacolo originale, che non mettesse in scena solo il dramma degli sbarchi ma raccontasse anche il cammino di fraternità concreta che molti stanno già compiendo fianco a fianco con persone straniere che non sempre si sentono accolte e integrate».
Da qui, per realizzare lo spettacolo, la stretta collaborazione con gli uffici diocesani di Pastorale dei migranti e di Pastorale della comunicazione, che coordina anche il Servizio di assistenza alle sale di comunità del territorio.
«Fratelli in Italia» è un'esperienza che ha un 'prima' - fin dalle prove infatti si è rivelata laboratorio di integrazione e incontro -, un 'durante' che sarà inedito ogni volta, nei nove spettacoli attualmente programmati in altrettante sale di comunità del territorio diocesano, e un 'dopo' perché difficilmente lascerà indifferenti, coinvolgendo al termine anche il pubblico.
Lo spettacolo nasce su testo di Loredana d'Alesio con la regia di Alberto Riello, attore versatile che coniuga il linguaggio teatrale con i temi e gli impegni sociali ed è docente nell' ambito dello sviluppo delle politiche giovanili e dell'educazione alla legalità. Essenziale l'azione scenica, essenziale la scenografia. Veri protagonisti sono gli otto attori 'per caso' coinvolti in questo progetto per storie, interesse, sensibilità.
In scena si incrociano i talenti di ciascuno - il canto, la danza, la musica - che contribuiscono a creare più di una cornice, una melodia di fondo, un filo che intreccia vite, lingue, culture diverse e crea una nuova fratellanza, quella dell'amicizia, dell'umanità, del bene reciproco, senza dimenticare la realtà dei drammi del mare, dell'individualismo, della paura, dei pregiudizi.
Le informazioni sulle date dello spettacolo e sul progetto sono reperibili sul sito www.fratelliinitalia.it.
(Sara Melchiori)

da Avvenire del 6 marzo 2018, pag. 30