UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Rappresentazione vs rivelazione

Nel suo pensiero settimanale, Vincenzo Corrado propone una riflessione su due dimensioni che hanno a che fare con il processo comunicativo e con la scelta di campo di ciascuno.
6 Novembre 2025

La riflessione corre sul filo della distinzione tra rappresentazione e rivelazione. Un’analisi attenta dell’attuale contesto comunicativo non può prescindere da questa presa di coscienza che interpella l’identità e la relazionalità di ciascuno. Nel primo caso, la realtà viene rielaborata e filtrata attraverso codici, linguaggi e medium: pensiamo, ad esempio, ai profili social costruiti per trasmettere un’immagine coerente ma spesso lontana dall’autenticità. Si tratta di una costruzione simbolica e sociale che modella la percezione e la comprensione del mondo. È anche il luogo di strategie persuasive, della decostruzione del sé rispetto a un contesto sociale. La rivelazione, invece, indica il venire a presenza di qualcosa di profondo: è un atto di apertura, di svelamento, mettendosi in gioco nella libertà e nella sincerità del proprio essere. Lo si intravede nei momenti in cui la comunicazione rompe la patina della rappresentazione — per esempio, in una testimonianza autentica o in un racconto personale che espone la vulnerabilità di chi parla. Entrambe le dimensioni hanno a che fare con il processo comunicativo, seppure con sfumature molto diverse. Non è un dato scontato e va tenuto ben presente per comprendere l’evoluzione in corso e assumere una giusta postura nell’ambiente mediatico attuale. Rappresentazione vs rivelazione: il futuro passa anche da qui, nel modo in cui scegliamo tra la narrazione persuasiva del sembrare (= costruzione artificiosa del sé e di un’identità) e la condivisione del proprio essere.

Vincenzo