UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Toscana Oggi: il primo romanzo di Riccardo Bigi

Il primo romanzo di Riccardo Bigi (“L’altra metà della medaglia”, edito dalla LEF, 224 pagine, 12 euro) è un inno alla vita, alla carità ed al senso di solidarietà.
7 gennaio 2019

È uscito sotto Natale, la Festa dell’accoglienza per antonomasia. Seppur ambientato nella Firenze di oggi invasa da un esercito multicolore di turisti amanti dei selfie, richiama la storia dell’Istituto degli Innocenti, lo "Spedale” tuttora Centro per l’infanzia dopo essere stato per secoli il simbolo dell’accoglienza dei più piccoli lasciati ma non abbandonati.

Il primo romanzo di Riccardo Bigi (“L’altra metà della medaglia”, edito dalla LEF, 224 pagine, 12 euro) è un inno alla vita, alla carità ed al senso di solidarietà. E si rifà a quelle migliaia di medagliette spezzate a metà (ancora visibili nel Museo da poco allestito) con cui a cui le madri affidavano l’auspicio di poter riconoscere i propri figli in tempi migliori. Un gesto di amore e speranza che Papa Francesco - nel novembre del 2015, dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore - ha indicato come strada per la Chiesa italiana, chiamata a prendersi cura di quella “metà” che sono i nostri poveri, i “nuovi poveri”. Come succedeva all'inizio del ‘400, questo luogo sotto il loggiato del Brunelleschi (con affaccio su piazza Santissima Annunziata e apertura alla città con la Basilica tanto cara ai fiorentini), per sei secoli non ha mai smesso di funzionare e ha accolto oltre 500mila bambini.
Il romanzo di Riccardo Bigi parte proprio dalla storia di uno di quei bimbi, Ultimo Lasciati: con questo nome era stato registrato il neonato depositato nella ruota alla mezzanotte del 30 giugno del 1875, il giorno prima che la finestra sotto la Loggia fosse murata e cambiasse sistema la ricezione dei piccoli trovatelli. La protagonista dei nostri tempi è Giovanna, studentessa di Scienze sociali, una ragazza come tante altre che non credeva in Dio, convinta di non potersi più innamorare per un’esperienza andata male. Il suo incontro prima con Alessandro (uno scout coetaneo, che di giorno lavora in un bar e la notte per volontariato fa l’autista sulle ambulanze della Misericordia) e successivamente con Clelia, un’anziana frequentatrice della mensa dei poveri della Caritas in piazza Santissima Annunziata, è l’inizio di una grande avventura del quotidiano che cambierà completamente la sua vita. La scintilla scatterà con un sorriso. La porterà prima di tutto a scoprire che non ci si può perdonare da soli.
La narrazione scorre fluida, con l’alternanza del racconto dei tre personaggi principali, affronta tanti temi di scottante attualità. Le nuove povertà, l’emarginazione, la solitudine degli anziani, il lavoro che per i giovani non c’è e quindi impedisce di mettere su casa e famiglia; la fragilità e la frammentazione, il disincanto. Problematiche di grande rilevanza sociale che Riccardo Bigi tocca ogni giorno con mano come coordinatore delle pagine diocesane del settimanale “Toscana Oggi”, come collaboratore di “Avvenire” e segretario del Consiglio Pastorale. Con questo primo romanzo pubblicato dalla LEF (la Casa editrice dei grandi scrittori cattolici e mistici del Novecento), ha fatto un’ulteriore maturazione come scrittore, già apprezzato per “Il sindaco santo” sulla vita di Giorgio La Pira, per il volume su don Lorenzo Milani e altri “Uomini di Vangelo” toscani del Novecento, per il libro su Benigni (“Quando un comico parla di Dio”) oltre che per alcuni pregevoli testi teatrali.
(Antonio Lovascio)